venerdì 24 giugno 2016

Intervista a Pierluigi Curcio, autore di "Artorius".

Tra gli amanti di romanzi storici, Pierluigi Curcio è un nome che circola già da tempo. Il suo "Artorius" viene menzionato più volte nei forum di lettori, soprattutto per quanto riguarda le numerose versioni della figura leggendaria di Artù.
Proprio "Artorius" torna con una nuova veste e un nuovo editing, grazie al Self Publishing.
Dopo le informazioni sul romanzo, che sarà certamente tra le mie letture estive, troverete anche un'intervista all'autore. Buona lettura!
Autore: Pierluigi Curcio
Genere: Romanzo storico
Pagine: 562
Formato: Ebook e Cartaceo
Prezzo: 4,99 / 19,00
Edito: Self Publishing

Dalla quarta di copertina:

L'ascesa degli antonini e in particolar modo dell'imperatore Marco Aurelio, porterà a uno dei momenti di maggiore splendore dell'Impero Romano ed entrerà nella storia. In quegli stessi anni, un ufficiale di fanteria romana annienterà le migliori forze di cavalleria del tempo per divenire leggenda


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Pagina facebook dedicata al romanzo


Ciao Pierluigi, è un piacere ospitarti nella mia biblioteca virtuale!
Sei un autore italiano di romanzi storici e so che hai dei lettori davvero molto affezionati. 

Hai iniziato con l’appoggio di una casa editrice, ma il tuo “Artorius” ha da poco rivisto la luce grazie al self publishing. Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza? 

Ciao, Sveva. Il piacere è tutto mio e la tua… è una gran bella domanda. Dopo aver scritto “Artorius” l’ho subito mandato in giro per concorsi letterari. Volevo capire quanto valido. Pensavo, inoltre, che gli eventuali premi vinti, avrebbero contribuito a far curriculum e ad aprire le porte di una grossa casa editrice. I premi sono arrivati, ma i sogni sono rimasti nel cassetto. 

Ho pubblicato in digitale come ben sai e, se i risultati, considerando l’esigua promozione, sono stati più che soddisfacenti, d’altra parte non riuscivo a gestire l’opera per come volevo. Il self mi consente questa opportunità così come proporre finalmente il testo anche nell'edizione cartacea. Certo, il costo stabilito dalla piattaforma è un po’ alto, ma mi ha aiutato a capire perché fino a oggi abbia ricevuto solo proposte per la pubblicazione digitale. 

Non voglio che il testo “muoia”. Il self mi permette di tenerlo a disposizione di chiunque voglia leggere la storia di Lucio Artorio Casto così per come l’ho immaginata, così per come forse è stata.


Il romanzo storico è considerato “di nicchia”, ma raccoglie comunque molti appassionati. Da autore, quali credi che siano gli aspetti positivi e negativi di questo genere?

Il 90% delle persone che conosco si sente legato al passato, prossimo o remoto. Ho amici che se solo potessero andrebbero in giro con una lorica addosso, o siederebbero intorno a un cerchio di pietre per cantare inni alla “terra”.

Che un romanzo sappia o meno tener viva l’attenzione su un determinato periodo storico, dipende dall'abilità con cui l’autore riesce a interpretare i fatti, nel sapere fare vivere e assaporare i tempi di cui si vuole parlare mettendoci passione; dall'angolazione, dal punto di vista con cui si vuole che il lettore guardi “la storia”. Esempio: sono uno schiavo di Cesare, come ho vissuto i giorni della rivolta, che conseguenze ha avuto la morte del dittatore sulla mia vita? Sono un centurione: quanto mi è costata la scelta di stare accanto all'erede di Cesare invece di seguire Marco Antonio? Una guerra civile è una guerra che si combatte anche all'interno delle mura della propria famiglia.

Conosciamo diversi romanzi che toccano i medesimi personaggi illustri, basti pensare ad Alessandro Magno Attila o lo stesso Cesare, cosa li differenzia gli uni dagli altri? Riesco a pensare a due aspetti negativi. 

Primo: la possibilità di cadere nello scontato, nel già visto, nel non riuscire a trasmettere quella scintilla che faccia voltare una pagina dietro l’altra.

Secondo: plasmare la storia a proprio piacimento fino a modificarla è un pessimo errore nei confronti degli amanti del genere. Se compro un storico è perché voglio uno storico, non un’ucronia. 


Veniamo al tuo romanzo, Artorius. Da cosa nasce la tua passione per il mito arturiano?

… e l’ho sempre avuta dentro. C’è poco da dire… come un racconto da sempre conosciuto. Non so se me ne abbia parlato mio nonno quanto ero piccolo o quali fumetti, racconti potrebbero avermi plasmato. Conosco la storia di Re Artù dacché ne ho memoria.

4. Il mito arturiano conosce infinite versioni. Le più comuni sono quelle legate a un medioevo fantastico e quelle più storiche, collegate al declino dell’impero romano, del tipo il film King Arthur” di Antoine Fuqua. Il tuo Artorius dove l’hai collocato?



In pieno impero romano, semplicemente perché è l’epoca reale in cui è vissuto. La stele tombale grazie alla quale ho ripercorso il cursus honorum dell’ufficiale è stata ritrovata in Croazia in quel di Podstrana. Il personaggio di Fuqua è in realtà un discendente di quell’ufficiale di cavalleria che condusse 5.500 cavalieri sarmati a guardia del vallo di Adriano per ordine dell’imperatore Marco Aurelio. Se ne fa riferimento nelle prime battute del film.

Visse sotto l’imperatore Marco Aurelio attraversando i regni di Commodo e Pertinace fino allo scoppio della guerra civile che vide sorgere la dinastia dei Severi.



Raccontaci di Lucio Artorio Casto, il tuo personaggio. È stato difficile gestire un protagonista così importante e cosa hai dato originale, di tuo, a una figura tanto amata e conosciuta?

C’è una grossa differenza tra il re Artù della leggenda e Artorius. Artorius è un soldato di Roma, strettamente legato alle parole di “dovere” e “onore”. Dovere nei confronti del suo imperatore, onore verso la propria famiglia. Figlio cadetto, destinato alle legioni sin dalla nascita è duro, testardo, idealista, bisognoso dell’affetto di una madre che non ha mai conosciuto e desideroso dell’approvazione di un padre che l’ha sempre tenuto a distanza. Di mio ho aggiunto la sensibilità, i dubbi, la tentazione di abbandonare la sua romanità in favore di una vita che l’avrebbe reso libero.

È un uomo in cerca di amore e lo troverà grazie a tre grandi donne: Morana, Helena, Gwynewyar. Non farmi aggiungere altro.



Sulla pagina facebook dedicata al romanzo, si trovano tante chicche legate ai luoghi, alla storia e anche ai dettagli dell’epoca in cui è ambientato Artorius. Quanta ricerca c’è dietro il tuo volume?

Tanta e non l’avrei creduto possibile. Dopo aver ottenuto il permesso dalla dott.ssa Linda A. Malcor di utilizzare come punto di partenza due suoi articoli “Lucius Artorius Castus: an officer and an Equestrian” e “The battles in Britain” mi sono immerso nella lettura di testi di storia romana, da Dione Cassio a Cassiodoro.

Ho approfondito gli usi e i costumi del tempo studiando testi appositi: dal cibo alle acconciature, dal vestiario alle imprecazioni. Per mia fortuna ci sono state persone che mi hanno affiancato quando venivo colto dai dubbi: la stessa dott.ssa Malcor che non si è mai sottratta alle mie domande e Ferdinando Menconi, i cui suggerimenti sono stati fondamentali, non solo per le tecniche di combattimento, ma anche sull’idea di porre le basi della futura cavalleria medievale in quell’antico contesto storico.


7. La leggenda di Camelot sopravvive nei secoli. Quali sono, secondo te, i punti di forza di Artù e i suoi cavalieri?

Un modello da raggiungere, la perfezione utopica del guerriero perfetto in un mondo privo di valori e ideali. E tutte le epoche sono state in difetto innanzi al regno dell’estate. Basti pensare a quanti regnanti  nel corso dei secoli abbiano reclamato una discendenza diretta da re Artù.

8. Tornando a te, quando hai capito di voler scrivere?

Dopo il primo romanzo, poi dopo il secondo… e il terzo… e il quarto. Era diventata una specie di droga che mi ha consumato per sei anni di fila. Ho scritto i romanzi, una serie di racconti che spaziano dall’horror al western e non mi sono più fermato fino a quando una serie di vicende personali e familiari sono stati fautori di una perfida battuta d’arresto. Adesso scrivo a rilento, ma scrivo ancora.







9. Credi che la scrittura sia più pianificazione o più ispirazione?

Azzarderei se dicessi “entrambe?” Non esiste l’una senza l’altra, soprattutto in uno storico.

10. Progetti futuri?

Un nuovo romanzo. Se tutto va bene, dovrei riuscire a terminarlo entro la fine dell’estate. Non mi lancio in previsioni azzardate. Uno schiavo, una storia d’amore. Un lungo viaggio e il ritorno verso casa. Di più non posso sbilanciarmi.

L’intervista è finita, ma ti lascio spazio, nel caso volessi aggiungere qualcosa per i lettori del blog. Grazie per averci fatto compagnia! Noi, intanto, ci godiamo le lettura di “Artorius”.

Scrivere non è così semplice come può apparire. Bisogna chinare il capo e cospargerlo di cenere. Ingoiare l’orgoglio e l’idea che qualunque cosa si sia buttata su carta sia perfetta e immodificabile. Bisogna affidarsi a uno o più lettori, nel gergo definiti lettori beta, e ascoltare con calma le loro osservazioni. Ho avuto la fortuna di averne, di imbestialirmi, di discutere, litigare per poi capire a distanza di tempo quanto avessero avuto ragione.  Non esiste la perfezione e io non la rappresento, ma Artorius, Embreis, Morana, Dubricius, Carys e tutto il pantheon di personaggi di cui ho parlato fino a oggi, non chiedono altro che qualcuno ascolti o legga la loro storia, così che nulla vada perduto.
Stephen King ha un’interessante teoria a riguardo… e se lo dice lui…
Grazie di tutto Sveva. È stato un piacere conoscerti.

1 commento:

  1. Questo scrittore è un verme!Un fallito in cerca di riscatto, uno che si millanta scrittore e non è riuscito nemmeno a laurearsi che si nasconde dietro le gonne di tante ragazze per elemosinare pubblicità per vendere una copia del suo libro.Diffidatene!

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