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sabato 9 marzo 2024

Recensione: Il serpente dell'Essex di Sarah Perry

Oggi vi propongo la recensione di un romanzo storico, che intreccia fede, scienza e passione, tra le campagne della vecchia Inghilterra.



Il serpente dell'Essex cattura subito l'attenzione del lettore, grazie a una scrittura densa, che fa affondare tra le pagine.
La casa di Cora Seaborne, è silenziosa, dolente, apparentemente sconvolta dalla perdita. Ma la morte, invece di assumere le sembianze di un dolore struggente, è diventata una liberatrice. Le porte di una nuova vita si aprono per Cora, che non porta a lungo né il lutto, né le vesti di vittima di un marito dalla mente deviata e crudele.
Cora è pronta ad afferrare la possibilità di un'avventura, quando nell'Essex sembra manifestarsi la presenza di un essere primordiale, così simile ai fossili che ama collezionare, eppure vivente.
Una creatura viva, nonostante tutto, come lei.
Così Cora parte per l'Essex, insieme alla fedele Martha e allo strano ragazzino a cui è molto difficile fare da madre. Trova un paese sconvolto dalla paura, in cui la superstizione striscia nella testa degli abitanti, sconvolgendoli ogni giorno di più, malgrado i tentativi del parroco di placare gli animi e ristabilire l'ordine.

L'ignoto è l'elemento con cui ognuno deve combattere, e i personaggi lo fanno con armi diverse.
Per Will, il parroco, la luce della fede illumina le tenebre e Dio si protende come un salvatore contro i mostri. Per Cora i mostri sono creature da studiare, che ricerca con genuina curiosità, suscitando l'odio della gente, ormai soffocata dal terrore e pronta a interpretare ogni accadimento nel modo peggiore possibile.

Superstizione, fede, scienza, passione e peccato si intrecciano tra le righe e le vie dell'Essex, in un romanzo che avrebbe potuto essere superbo ma, purtroppo, non mantiene le premesse.

Quella sensazione quasi palpabile, torbida, delle prime pagine sembra farsi sempre più labile con il proseguire del romanzo, invece di incatenare di più il lettore alle pagine.
Il ritmo è altalenante e non raggiunge mai un vero picco di tensione, quasi si sgonfia durante i colpi di scena, dando l'idea di incompiutezza. Non ci si sente davanti a verità terribili o strabilianti, anzi, sembra di pensare "era tutto qui, davvero?".

I personaggi sono molti, anche i secondari, ma tutti molto ben caratterizzati nei tratti.
Cora, la protagonista, sembra accecata davanti alle possibilità di una nuova vita. Oscilla tra l'essere risoluta e l'essere sfuggente. Si lascia guidare dalla passione, sia nella ricerca del mostro, che nei rapporti umani, soprattutto con Will.
William è un uomo brillante, che ha scelto la vita di campagna. Ha preferito la serenità di una famiglia, e di un piccolo gregge di anime, alle porte che l'ambizione avrebbe potuto aprirgli in una grande città. Eppure, Cora scardina questo placido focolare, con la sua vitalità e la testardaggine con cui pretende di tener testa a un uomo e alla sua fede. L'opposto della tenera fedeltà dimostrata della moglie di Will.
Anche il loro rapporto è il simbolo di un ritmo narrativo mal calcolato, che si risolve di fretta e in modo assolutamente poco soddisfacente nelle ultime pagine.

Tra i personaggi minori, più presenti, ci sono senza dubbio Martha e il dottor Garrett.
Il dottore suscita sentimenti discordanti, con i suoi modi bruschi e il suo aspetto descritto come "più scimmia che uomo". Assolutamente disinteressato alla socialità delle persone, eppure ossessionato dal funzionamento dei loro organi. Un uomo con una sensibilità maldestra che si innamora disperatamente di Cora, che gli dedica quasi la stessa attenzione di uno strano soprammobile.
Martha è la governante di casa Seaborne. Intreccia con Cora un legame che mi ha ricordato quello di Ferula e Clara nella casa degli spiriti, un po' di disapprovazione, di adorazione e di convivenza. Martha è una fervente socialista e trascina nel romanzo tutte le sue idee politiche, la sua rabbia per un mondo ingiusto, i tentativi di cambiamento in cui coinvolge (purtroppo) gli altri personaggi.
Mi spiace dirlo, ma queste parti rallentano e appesantiscono la lettura, che si incentra (o almeno ci prova) su quanto accade sulle rive del fiume Blackwater.

Insomma, un romanzo denso, pieno di spunti interessanti, con un'ambientazione vittoriana e rurale, che però tende a sgonfiarsi come un dolce mal lievitato. Peccato!

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